Il free to play che ha sconfitto Diablo

Il free to play che ha sconfitto Diablo

Il mio primo gioco veramente bello è stato Diablo II: Lord of destruction. Una leggenda! Il gioco che ha dettato le regole del genere action RPG. Quando ho visto per la prima volta Path of Exile ho pensato: questo è Diablo III/B! Cioè la Blizzard ha pubblicato Diablo III, ma la Grinding Gear Games, piccola casa indie neozelandese, ne ha fatto uscire la versione B.

path-of-exile-wallpaper-hdUna sorpresa graditissima perché i ragazzi che l’hanno fatto hanno detto che è “il gioco che noi stessi avremmo voluto giocare”. Ora mi spiego meglio che cosa volevano dire; osservate la differenza: la Blizzard pubblica un gioco clamoroso a un prezzo consistente, puntando su quello che ormai è un brand e ricattando tutti i vecchi player con la nostalgia; non contenta, inserisce anche un sistema di real money action house, guastando le dinamiche di commercio del gioco solo per guadagnare ancora di più. 

Invece questi programmatori fanno un gioco bellissimo (ha un punteggio in metascore di 85 e in IGN di 8.8 ufficiali, ma nelle community si va anche a 9 battendo ampiamente Diablo 3), lo fanno gratis e lo fanno gratis sul serio. Moltissimi giochi free to play, fra cui anche alcuni elencati in un precedente articolo, sono pay to win, ovvero più paghi più hai benefit e quindi vinci, cosa che in questo titolo non esiste. Sembra assurdo ma c’è chi non pagherebbe un gioco 50 € full optional ma ne pagherebbe 100 in contenuti scaricabili per ottenere la stessa cosa. È chiaro che questi ragazzi rinunciano a parecchi soldi per regalare un gioco così. Per guadagnarci qualcosa si affidano a delle “microtransazioni etiche” ovvero delle vendite riguardanti caratteristiche non incisive sul gameplay, come tratti estetici, pets, animazioni particolari… ma vediamo il gioco.

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Per prima cosa scegliamo il nostro personaggio da un pacchetto di sette classi, ma il sistema di evoluzione del personaggio è così articolato da rendere la scelta iniziale quasi esclusivamente di carattere estetico. Ognuno può personalizzare le capacità del personaggio attraverso un albero di abilità con 1350 (!) punti diversi, ciascuno dei quali migliora un talento o un parametro. La storia parte con il naufragio della nave su cui viaggiavamo, che ci lascia sulla spiaggia, in un contesto dark fantasy con numerosi richiami ai giochi esponenti del genere. Le ambientazioni sono essenziali e rendono l’idea di un mondo crudele e sanguinario, i dungeon sono sempre immersi nelle tenebre e i nemici nel morire rilasciano fontane di sangue, scordatevi di godervi i cieli azzurri in questo viaggio.

Ci muoviamo nel nero continente di Wraeclast, attraverso accampamenti in cui si incontrano negozianti, quest e si dipana la trama, mentre nei passaggi da un campo all’altro ci si scontra con nugoli di mob e, qua e là, dei miniboss. Sembra Diablo, vero? Ha persino la sfera rossa in basso a sinistra e quella blu in basso a destra! Invece ha delle dinamiche che lo contraddistinguono, soprattutto nel fatto di essere un gioco nato per il multiplayer. Prima di tutto sono presenti le gilde, elemento tipico di aggregazione che non c’era in Diablo, poi è presente una funzione apposita per formare un party in ogni accampamento. Una caratteristica unica che mi ha esaltato è che manca la moneta unica di gioco, il classico sistema “copper-silver-gold”. Si può solo barattare, in questo modo sono stati eliminati i gold seller e i classici “giocatori che pagano e vanno mille volte più veloce di quelli più bravi”, che sono odiosi. L’economia si basa su oggetti particolarmente ricercati (come nel vecchio Diablo le hig runes).

La campagna è articolata in tre difficoltà nelle quali crescere progressivamente il proprio personaggio sino a farlo diventare un mostro capace di falcidiare interi sciami di mob al colpo. Terribilmente divertente, terribilmente gratificante, è proprio l’RPG vecchio modello, capace di tenere il player attaccato ore e ore allo schermo solo per trovare un oggetto o farmare mostri per poter diventare sempre più grosso; anche perché la grafica rende molto bene animazioni come quelle di fuoco e elettricità rendendo decisamente spettacolari i combattimenti contro più nemici. E quando si penserà di aver visto tutto si scoprirà che il gioco nasconde 67 mappe, difficilissime da trovare e di valore esorbitante che aprono portali verso zone con esseri fortissimi e rewards incredibili, come l’Uber Tristram del vecchio Diablo II: LoD.

Tirando una sintesi, senza nessun dubbio è uno dei migliori free to play che abbia mai giocato. Ha dimostrato di dare filo da torcere ai colossi del suo campo arrivando addirittura a batterli nel sistema di looting o di personalizzazione del personaggio (vi ricordo il numero 1350), il tutto senza perdere la sua etichetta di free-to-play puro, senza sporche richieste mimetizzate da aiuti nel gioco. Vi assicuro divertimento per ore, rigiocabilità garantita dagli algoritmi di generazione delle mappe e un divertimento assicurato! Buon gioco!

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simone

Simone Montalto - Webmaster e Editor

Ingegnere Informatico laureato presso il Politecnico di Milano. Appassionato di tecnologia e programmazione. Esperto e utilizzatore dei prodotti Apple ma anche di Android e Linux.

  • salvatore

    bello il tuo tema.. io faccio un riassunto:fa cagare….

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