La guerra in casa: Battlefield 4 vs Call of Duty: Ghosts (parte 1)

La guerra in casa: Battlefield 4 vs Call of Duty: Ghosts (parte 1)

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Siamo alle porte del secondo grande conflitto annuale del mondo dei videogiochi.  Dopo l’inevitabile Fifa vs PES, già discusso un mese fa su questo sito, occorre cercare di dare i pro e i contro di due titoli di guerra, in guerra fra loro: Battlefield 4 e Call of Duty Ghosts. Il primo uscirà il 31 ottobre per Pc, Playstation e Xbox, mentre la risposta dell’Activision arriva il 5 novembre su tutte le consolle citate più la Wii U. Il Gamesweek ha dato occasione a molti di provarli e confrontare tutte le novità proposte dalle case videoludiche. Ho avuto la fortuna di poter accedere agli stand e parlare con gli addetti internazionali alla distribuzione di entrambi i giochi, che si sono dimostrati molto disponibili a descrivere i loro prodotti.

Durante le discussioni mi sono divertito a chiedere cosa pensassero loro del titolo della concorrenza e la risposta è stata praticamente uguale: “It’s a good game, neither better or worse, it’s just different…”. Mi sono ritrovato con la stessa impressione: nonostante i due giochi occupino la stessa nicchia di mercato, sono tutt’altro che uguali. Occorre quindi dare un’occhiata approfondita a entrambi, questa settimana si parte con Battlefield.

Battlefield 4, sulla grafica non si risparmia

Electronic Arts propone quest’anno un titolo impressionante. Nonostante per il momento per numero di vendite vinca Activision, quest’anno Battlefield promette di riscattarsi di brutto. Tutte le presentazioni fatte al Gamesweek erano incentrate sul multiplayer che in effetti si presenta come la parte di gioco che catalizzerà di più l’attenzione. Sicuramente è molto più attraente della trama in singolo che presenta numerosi problemi (i.a. penose, trame già viste, spawn selvaggio dei nemici…): pare quasi un’esposizione di sei ore capacità del motore grafico, in effetti assolutamente impressionanti. Concentrandoci sull’aspetto positivo, infatti, è impossibile non constatare la spettacolarità di questo gioco.

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Il motore Frostbite è un gioiello! Vedere il gioco con i settaggi al massimo dà la sensazione di essere in mezzo al campo di battaglia e, a parte alcuni piccoli problemi di aliasing dati dal fatto che giocavo su Xbox One accese da 40 ore, anche con tutte le dinamiche di movimento date dalla continua distruzione del campo di battaglia, il gioco scorre perfettamente fluido. A questo si aggiunge un sound design eccezionale, nel quale ad occhi chiusi capisci se stai sparando all’aperto, in un edificio o fra due container, un tocco di classe davvero. Ambientazioni suggestive, con tratti che sembrano presi da veri edifici abbandonati, una grandissima cura nel gestire i dettagli della polvere e degli schizzi o delle macerie lasciate dall’impatto di un proiettile, la luce e i colori, insieme alla grandissima libertà distruttiva lasciata al player regalano grandi emozioni, sia nella campagna singola che, a maggior ragione, nel multiplayer.

Si può sintetizzare il tutto come: la EA dà ampie potenzialità di divertimento, con picchi di emozione straordinari dati dal realismo, eppure peccando nella cura degli avversari virtuali, il che rovina il gusto del gioco. Ma questo problema non si pone quando ci si scontra in pvp. Lì non esiste problema di IA, di trama o nemici obsoleti che seguono schematiche prive di fantasia.

Zone di guerra tattica

Mentre assistevo al gioco nello stand di Battlefield 4 mi sono fatto amico un giocatore a cui avevo ceduto il posto dopo un paio di volte che mi ammazzavano in modo pietoso e gli dicevo cosa fare per mostrarmi il gioco. A un certo punto su mia richiesta ha lanciato una granata contro un muro, questo è esploso e crollato trascinandosi dietro il tetto e uccidendo tre avversari nei pressi. Questo tizio, poco dopo, ottenuto lo stesso distruggendo parte della base di una ciminiera che è crollata rovinosamente in mezzo al campo di battaglia nel pieno del combattimento. Che potenzialità dà questo? Enormi! Tutto diventa una delicata scelta tattica e la collaborazione fra compagni di squadra diventa una carta importantissima da giocare.

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Vi consiglio di guardare il gameplay che si trova su youtube della mappa di Shangai: tra soffitti che crollano, tubi che scoppiano e statue che si sfracellano sotto i colpi delle 90mm si arriva al gran finale con un intero palazzo che crolla. Voglio solo sottolineare che quell’avvenimento in mappa è totalmente opzionale; non è un espediente grafico, ma dipende dal gioco che fa il player, cioè se lui vuole o meno buttarlo giù! Tanta libertà di movimento e di tattica significa che si può giocare la stessa mappa centinaia di volte senza cadere nella monotonia di una strategia già vista. Questo si aggiunge al fatto che le modalità di gioco sono intriganti, fatte per sfruttare le mappe ma anche per azioni veloci.

La nuova modalità Defuse sembra fatta per strizzare l’occhio ai giocatori vecchio stampo, come me, che una partitina a Counter Strike se la fanno volentieri. Lo scopo sarà appunto di piazzare una bomba e farla detonare in uno dei due obbiettivi previsti; esattamente come nel gioco Valve non ci sarà respawn e la chiave di gioco diventa il lavoro di squadra. Niente franchi tiratori come in Cod quindi, ma solidi team. Le mappe sono molto diverse e adattate al tipo di gioco, alcune (come quelle per il Defuse) sono piccole e prive di veicoli, altre, come la già citata Siege of Shangai, sono enormi e regalano spettacoli scenografici. Da segnalare una mappa che si chiama Flood Zone, disponibile in presentazione in un video, la quale può essere progressivamente allagata abbattendo degli argini di un fiume in piena. Ogni volta che sale il livello dell’acqua l’assetto della mappa cambia completamente così come il gioco che si è costretti a fare, passando dalle strade ai tetti dei palazzi. Assolutamente originale.

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Caserme ben fornite

Dando infine uno sguardo ad armi ed equipaggiamenti si trovano alcune novità e parecchi fucili. La novità più intrigante in vista è la nuova coltellata. In linea di massima una coltellata in campo è morte certa, ora invece una pugnalata frontale innesca un brevissimo quick time event che consente al giocatore sveglio di rispondere in tempo e fregare la kill all’avversario spedendolo all’inferno. Cosa che non funziona con pugnalate alle spalle. A parer mio è una bella scelta di realismo, nella speranza che non abbatta l’uso del coltello e le classiche “last men knife fight” tipiche delle mappe senza respawn (i Defuse per esempio).

EA per il resto ci regala un centinaio o poco più di armi da fuoco differenti, in toto personalizzabili con quello che volete: skin, calci, caricatori, non solo estetica quindi ma veri e propri modificatori di statistica. La firma della EA si legge anche nei mezzi, a loro volta personalizzabili, svariati e studiati per ogni esigenza. Dai jet ai carri ai mezzi navali agli elicotteri, che hanno un sistema di guida semplificato rispetto ai titoli precedenti. Le classi di giocatore vanno dall’”assalto”, che avrà l’esclusiva del defibrillatore e della cura, al “supporto” che ricarica le munizione dei compagni (finezze da esperti del gioco di squadra questa) allo “scout” che sarà fondamentalmente una presenza fissa sugli svariati camping spot di ogni mappa.

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Ad esempio sulla già citata Flood Zone, basta piazzarsi su un tetto e centrare i poveretti che nuotano nell’acqua che sale. Pensavo fosse una scelta perdente ai fini del gioco, ma è bilanciata dal Commander Mode. Raggiunto il livello 10 di esperienza, infatti, un giocatore per team può diventare comandante supremo, avere visuale strategica dell’intera mappa e poter convogliare attacchi missilistici su tutta la zona, oltre a indirizzare i compagni. In pratica se stai fermo abbastanza a lungo in un posto ti arriva un siluro sulla capa. Il commander può arrivare, completando delle task apposite, a fornire potenziamenti e mezzi extra ai soldati in campo e ad abbattere completamente un edificio occupato dal nemico.

Che dire? Un titolo che promette veramente di accaparrarsi un’importante fetta di mercato videoludico. Più che un gioco si direbbe un simulatore di guerra, incentrato sulla tattica, sulla capacità di lavorare in team e sulle mappe dinamiche. Niente più pistoleri solitari o player che singolarmente decidono le sorti di una partita, magari con una killstreak ben assestata, ma squadre che combattono aiutandosi e sotto la guida di un giocatore esperto. Basta imbecilli col grilletto facile!

Prima di tirare una somma occorre dare una bella occhiata anche a CoD: Ghosts, ma qui sono andato troppo lungo, allora spero di avervi nuovamente con me fra sette giorni per controllare il titolo Activision e vedere quale sia meglio! Ci si legge tra una settimana!

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Simone Montalto - Webmaster e Editor

Ingegnere Informatico laureato presso il Politecnico di Milano. Appassionato di tecnologia e programmazione. Esperto e utilizzatore dei prodotti Apple ma anche di Android e Linux.

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